Vincitore di due Premi Ubu 2025 come miglior attore o performer e per il miglior nuovo testo italiano. A partire dalla Palermo degli anni Ottanta e dalle stragi di Falcone e Borsellino nel 1992, Enia intreccia “cunto”, parola, corpo e dialetto per dare vita a un autoritratto intimo e collettivo: una tragedia civile che interroga il rapporto tra individuo e comunità, tra memoria privata e storia pubblica.

Dopo lo spettacolo, incontro con Davide Enia

«Uno spettacolo straordinario[…] grande tensione narrativa […] Squarci di visioni quasi mitiche»
Valeria Ottolenghi, Sipario

«spettacolo raro […] epico e lirico, potente. […] Enia conosce e pratica il rito del teatro».
Roberto Mussapi, Avvenire

«La più dolorosa e avvincente lettura della mafia in scena. […] un racconto bellissimo, che con pochi accordi si fa grande spettacolo».
Gianfranco Capitta, Il manifesto

«A Palermo, tutti possediamo una costellazione del lutto in cui le stelle sono persone ammazzate da Cosa Nostra». Partendo dalla cronaca degli anni Ottanta e dalle bombe del ‘92, intorno alla quale costruisce una coinvolgente intelaiatura biografica, Enia, traccia «un autoritratto intimo e collettivo» di una comunità costretta a convivere con la continua epifania del male.

«Affrontare per davvero Cosa Nostra – racconta Davide Enia – significa iniziare un processo di autoanalisi e cercare di comprendere non in assoluto la mafia in sé, quanto la mafia in me», perché «in una maniera dolorosa e sconcertante, a volte la mafia rappresenta uno specchio della nostra vita familiare, dei nostri processi decisionali, del nostro modo di osservare il mondo e intendere le relazioni...».

Intrecciando cunto e parole, corpo e dialetto, «gli strumenti che il vocabolario teatrale ha costruito nella mia Palermo», Enia dà vita ad «un lavoro che è una tragedia, un’orazione civile, una interrogazione linguistica, un processo di autoanalisi personale e condiviso».

Davide Enia

Autoritratto
di e con Davide Enia
musiche composte ed eseguite da Giulio Barocchieri
luci Paolo Casati
suono Francesco Vitaliti
si ringrazia Antonio Marras per gli abiti di scena
una co-produzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa, Accademia Perduta Romagna Teatri, Spoleto Festival dei Due Mondi

Davide Enia
Davide Enia (Palermo, 1974) è autore, regista e interprete degli spettacoli «Italia-Brasile 3 a 2» (2002), «maggio '43» (2004), «L’abisso» (2018), con i quali vince i più importanti premi di teatro italiani (premio UBU, premio Tondelli, premio ETI, premio Mezzogiorno, premio Hystrio, Premio Maschere del Teatro, premio Gassman). 
«Così in terra» (2012) è il primo romanzo, con cui vince il Prix du Premier Roman Etranger e il Prix Brignoles come miglior romanzo straniero in Francia.  Con il secondo romanzo, «Appunti per un naufragio» (2017) vince il Premio Mondello, il Premio Mondello Giovani e il Premio Super Mondello. 
È artista associato al Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, dove mette in scena a giugno 2023 «Eleusi», rito teatrale di ventiquattr’ore che coinvolge oltre seicento persone, tra performer e cantanti di cori sacri. 
I suoi testi sono tradotti in più di 16 lingue e rappresentati in diversi paesi europei.
«Autoritratto» (2024) è il suo nuovo lavoro in teatro. Nel 2025 pubblica il suo nuovo romanzo «Autoritratto. Istruzioni per sopravvivere a Palermo» (Sellerio). 
È vincitore dei Premi Ubu 2025 nelle categorie miglior Attore o performer e Nuovo testo italiano o scrittura drammaturgica.

Lo spettacolo Autoritratto fa parte del trittico teatrale Delle nuvole o dell’identità, che rientra nel progetto Oltre le nuvole curato da Chiara Gatti, Paola Pedrazzini, Gianmarco Romiti.